Scheda n°000129 dell'Apparecchio:
Soc. Italiana Lorenz An. Milano

Soc. Italiana Lorenz An. Milano

Soc. Italiana Lorenz An. Milano Vista frontale
Soc. Italiana Lorenz An. Milano retro Vista posteriore
MARCASoc. Italiana Lorenz An. Milano
MODELLON. 51
ANNO DI FABBRICAZIONE1924
TIPOLOGIA DEL MOBILECassetta con valvole esterne
TIPOLOGIA DI SCALAManopole graduate
NUMERO DI MATRICOLAassente
ALIMENTAZIONEA batterie a secco o di accumulatori
STRUTTURA CIRCUITALENeutrodina
GAMME D'ONDA300-3000 mt
DIMENSIONI ESTERNE15 x 15 x 66 cm
TIPO VALVOLE4 x Triodi
PREZZO DELL'EPOCALire 1.400
CLASSE STORICAVeterane (1921-1930)
CLASSE RARITA'Classe di rarità: RARITA’ ASSOLUTA
DOCUMENTI PRESENTIAssenti
PUBBLICITA' DELL'EPOCADisponibile

NOTE: Esemplare molto raro in perfetto stato di conservazione



Vedi anche

Soc. Italiana Lorenz An. Milano

Soc. Italiana Lorenz An. Milano
La Società Italiana Lorenz Anonima, con sede in Milano in via Meravigli 2, era una filiale della Lorenz Tedesca. Intorno al 1870 Carl Lorenz (1844–1889) aprì a Berlino un negozio per la produzione di prodotti per l'illuminazione elettrica. Il negozio entrò nel campo della telegrafia nel 1880, prendendo il nome di C. Lorenz Telegraphenbauanstalt . Dopo la morte di Carl Lorenz, l'azienda fu acquistata nel 1890 dall'imprenditore tessile Robert Held (1862–1924). Held mantenne il nome originale dell'azienda, oramai già affermato a livello nazionale, e il fratello di Carl, Alfred Lorenz, fu nominato direttore tecnico. Sotto Held, l'azienda divenne un’importante fornitore di apparecchiature telegrafiche e di segnalazione per le ferrovie tedesche. Come naturale conseguenza, Held si espanse poi nel mercato telefonico nel 1893, acquistando Lewart e attraverso questa acquisizione ottenne una posizione di fornitore telefonico presso il servizio postale tedesco. Le macchine da scrivere furono aggiunte come prodotti solo nel 1898 e verso la fine del secolo furono aggiunte filiali operative in diverse città della Germania. Nel 1906 l'azienda venne registrata come società pubblica commerciale come C. Lorenz AG vendendo componentistica e apparecchi radio finiti. Nel 1958 la C. Lorenz AG cessò di esistere come azienda indipendente e fu assorbita da colossi multinazionali.
Verso la fine degli anni ’20 la Lorenz Italiana si fuse con l’Ansaldo di Genova siglando un accordo per la produzione radiofonica importando anche componentistica tedesca. La nuova realtà prese la denominazione in Società Anonima Ansaldo Lorenz e produsse su licenza a Genova-Cornigliano. Dopo pochi anni l’Ansaldo pensò di cedere il ramo radiofonia alla A.L.I. (Azienda Licenze Industriale) che già deteneva il marchio Invictus. La denominazione divenne così Società Anonima Ansaldo Lorenz Invictus. Nonostante la filiale Italiana venne assorbita da queste aziende, mantenne comunque anche la denominazione Lorenz; nonostante ciò la Casa Madre parallelamente continuò a commercializzare in Italia i propri apparecchi fabbricati in Germania con il marchio Lorenz almeno fino al 1930-31.
Le strade della Lorenz Italiana e quelle dell’ing Ernesto Montù si incrociarono nel 1924. Nato ad Alessandria il 3 gennaio 1893 e morto a s. Margherita Ligure nel 1981 fu un famoso inventore, ingegnere progettista e radioamatore. Fondatore del Radio Club Nazionale e poi dell’ARI, ne fu Segretario dal 1927 al 1947 dirigendo la rivista de Il Radiogiornale, che aveva fondato nel 1923 divenendo l’organo ufficiale dei radioamatori. Componente del Consiglio di Amministrazione dell’EIAR, fu anche membro del CNR su nomina di Guglielmo Marconi. Titolare di importanti brevetti industriali tra i quali un abbozzo di Radar che non fu compreso dalle autorità italiane, nel dopoguerra venne insignito del Premio Cristoforo Colombo e divenne Presidente Onorario dell’ARI dal 1964 fino alla sua morte sopraggiunta nel 1981.
Nel maggio 1921 venne assunto come condirettore alla Società Industrie Telefoniche Italiane dell’ing Doglio di Milano come responsabile della produzione radio iniziata proprio in quell’anno dalla S.I.T.I. Nell’aprile 1924 venne assunto dalla Società Italiana Lorenz di via Meravigli proprio per consolidare in Italia una marca sino a quel momento rappresentata da soli apparecchi tedeschi. Montù suggerì di affiancare alla produzione originale tedesca quella di altri apparecchi radio di suo progetto, che richiamavano lo stile della produzione “S.I.T.I.”, soprattutto nell’aspetto esterno. Venne però posto sul mercato e pubblicizzato un solo modello a quattro valvole, costituito da due stadi accordati R.F., uno stadio rivelatore e uno amplificatore B.F:, cioè il modello “N51”.

Un po' di storia del tipo N51

Un po' di storia del tipo N51
Il legame di Montù con la Lorenz fu reso pubblico, di fatto, attraverso una martellante campagna pubblicitaria dell’unico modello di produzione italiana “costruito secondo le nuove norme dell’Istituto Superiore P.T.T.” proprio sulla rivista de il Radiogiornale.
Le prime notizie dell’N51 risalgono al giugno 1924 dove viene presentato come “L’Apparecchio per le Grandi Distanze – questo apparecchio consente la ricezione tanto su antenna come su telaio delle stazioni più lontane! E’ l’apparecchio più sensibile e ad un tempo più semplice da manovrare”.
Fra gli apparecchi che la Lorenz proponeva “dopo il lavoro estenuante del giorno” per “dimenticare tutte le preoccupazioni e le noie” vi era proprio il modello N51. Un apparecchio “così facile da regolare che anche un bambino può farlo funzionare e nello stesso tempo esso da i migliori risultati per intensità. Radioricevere deve significare svago e non ricerca difficile delle stazioni con controlli complicati e interdipendenti. Ciò è stato pienamente realizzato col nostro 4 valvole N.51”.

Il Tipo N51 in dettaglio

Il Tipo N51 in dettaglio
Questo “Calimero” di 15 x 15 x 66 cm per 5,9 kg (senza valvole) si presenta racchiuso in una cassettina verniciata di nero (come il resto della produzione Lorenz di importazione) ma costruttivamente parlando è del tutto simile agli esemplari prodotti dalla S.I.T.I. la cui caratteristica peculiare è proprio il sistema di fissaggio delle viti che non impanano direttamente nel legno ma su bussole in ottone inserite all’interno dello spessore dei pannelli di legno. Le sei manopole in ebanite frontali fanno da contraltare alle quattro valvole “a vista” posizionate superiormente alla cassettina. Frontalmente e in posizione centrale, campeggia la bella targhetta metallica con il logo della casa tedesca fissata subito sotto alla manopola selettrice. Già l’aspetto esteriore, con le prese a serrafilo sulla sinistra, le prese di alimentazione incassate lateralmente, le prese per cuffie, la forma e le dimensioni del mobile, e il sistema di apertura per accedere al circuito interno, rimandando esplicitamente alla produzione S.I.T.I. come ricordato pocanzi. La convalida di questa sensazione è data dalla visione del circuito interno. Tutti i componenti sono disposti razionalmente ed in maniera ordinata, cablati fra loro attraverso filo rigido stagnato a sezione quadra in gran parte sterlingato. Una sottilissima lamiera zincata è fissata su l’intero contro-frontale, in corrispondenza delle manopole di comando e questo per schermare l’azione negativa delle mani del radioamatore vicino agli organi di comando. Subito risalta all’occhio l’enorme condensatore variabile di costruzione massiccia, affiancato da due set di bobine aperiodiche che permettono la ricezione di lunghezze d’onda da 300 a 3000 mt. disposte dalla più grande alla più piccola su apposito supporto proprio come nei modelli della SITI e collegati con sottilissimo conduttore in filo litz color verde spiralato. Condensatori fissi, resistenze in “Stilite” su apposito supporto, zoccoli, reostati e potenziometri sono importati direttamente dalla SITI, questo probabilmente reso possibile proprio grazie alla precedente collaborazione di Montù con la storica azienda telefonica milanese.

La documentazione storica del tipo N51

La documentazione storica del tipo N51
Un rarissimo set di sottili veline pubblicitarie del 1924, mostrano componenti e funzionamento dell’N.51. Il set veniva proposto con un’antenna a telaio letteralmente appesa a soffitto oppure, in alternativa, si mostrano i collegamenti di antenna e terra. Le valvole impiegate consigliate dalla Lorenz erano i classici triodi “a palloncino” contrassegnati a catalogo con il codice interno 951. Le veline mostrano, altresì, i collegamenti con cuffie e batterie di alta e bassa tensione. In alternativa alle cuffie la Lorenz proponeva l’altisonante “a manica di vento” tipo T.M. con tromba in un sol pezzo di rame lucido e contrassegnata con codice interno 850.
La sintonia è precisa e perfetta, ottenuta mediante i commutatori K1 e K2 ed il condensatore C. la maggiore o minore intensità di ricezione è ottenuta mediante un bottone P col quale si è anche in grado di far funzionare l’apparecchio come endodina per la ricezione dei segnali telegrafici di onde persistenti. R1 è il reostato che comanda l’accensione della valvola V1 ed R2 comanda l’accensione delle valvole V1, V2, V3 e V4. In generale conviene che l’accensione delle valvole sia appena un minimo. Con ciò non solo si ha un minor consumo dell’accumulatore ed una maggiore durata delle valvole, ma anche l’amplificazione è maggiore. L’apparecchio può servire tanto con antenna che con telaio: all’uopo l’apparecchio porta 4 serrafili di cui due esterni servono per il collegamento col telaio, e 2 interni con l’antenna e la terra come è visibile in figura. Quando si usa il telaio l'indice del commutatore K1 va messo nella posizione T e i serrafili di antenna e di terra vanno collegati tra di loro con un filo conduttore. Il collegamento delle batterie avviene come si vede nella fig. BT è la batteria di accumulatori da 4 Volts. AT è la batteria di pile a secco da 50 Volts, se le valvole usate sono del tipo da noi fornito. Naturalmente tale apparecchio può essere usato anche con valvole a consumo ridotto, ed il voltaggio della batteria di pile a secco va scelto secondo le caratteristiche delle valvole. L'apparecchio può essere usato con una sola cuffia, con un solo altoparlante, oppure con 2 cuffie, con una cuffia e un altoparlante, o con due altoparlanti e nella figura si vedono i rispettivi collegamenti per 1 e 2 cuffie. La ricerca dei segnali di una stazione di una data lunghezza d'onda avviene secondo la tabella seguente (per una antenna della lunghezza complessiva di circa 30 m). Si porta il bottone P alla posizione 10 e si regola il condensatore C sino ad ottenere un fischio. Al punto in cui questo fischio ha la sua nota più bassa si fa rotare P sino a far scomparire del tutto il fischio e si otterranno così i segnali telefonici. Questo apparecchio 51 per la sua grande semplicità, per il suo aspetto estetico elegante, per la sua costruzione precisa ed accurata e per la bontà dei risultati è sinora insuperato”.
Un impianto completo di ricezione non era affatto economico ed era così proposto dalla stessa Lorenz:

1 apparecchio ricevente N.51 ... Lire 1.400
4 valvole per detto ... Lire 300
1 batteria anodica n. 926 ... Lire 150
1 cuffia n. 900 ... Lire 100
1 altoparlante n. 850 ... Lire 435
1 batteria di accumulatori n. 204 carica ... Lire 245
1 cordone per batteria di accumulatori ... Lire 15
1 cordone per batteria anodica ... Lire 20
1 cordone per altoparlante ... Lire 15
Materiali di antenna ... Lire 100
Bollo Governativo ... Lire 165

TOTALE IMPIANTO ............................ Lire 2.945
 

Il Concorso dell'Opera Nazionale Dopolavoro

Il Concorso dell'Opera Nazionale Dopolavoro
Nel gennaio 1927 venne reso noto l’esito di un concorso indetto dall’Opera Nazionale Dopolavoro per concorrere alla fornitura di 200 apparecchi occorrenti all’Ente stesso. Un'apposita Commissione, composta di valenti funzionari delle Poste e Telegrafi, venne chiamata a riferire sui vari tipi presentati dalle Ditte concorrenti. All’invito rivolto nel maggio 1926 dalla Commissione radiotelefonia dell'Opera Nazionale Dopolavoro per avere delle offerte per la fornitura di apparecchi radiofonici adatti per la ricezione in altoparlante delle onde emesse dalle stazioni di radio-audizioni europee, risposero le Ditte:

1) Allocchio Bacchini e C. di Milano;
2) Ufficio Marconi di Roma;
3) Società Radio. Italia di Roma;
4) Società Italiana per Radio Audizione Circolare « Sirac» di Milano;
5) Società Industrie Telefoniche Italiane « Siti » di Milano;
6) Società Radio Telefonica Italiana Broadcasting U. Tatòe C. di Roma;
7) Società Industrie Costruzioni Radioelettriche Onori « Siero» di Roma;
8). Fabbrica Apparati « Fatme » di Roma;
9) Impresa Generale Impianti Elettrici e Radiotelefonici «Igier » di Roma;
10) Siemens di Milano;
11) Standard Elettrica Italiana (già Western Electric Italiana) di Milano;
12) Ditta Augusto Salvadori di Roma;
13) Società Italiana « Lorenz » Anonima di Milano;
14) Società Anonima Brevetti Arturo Perego di Milano ;
15) M. Zamburlini e C. di Milano.

Altre offerte pervennero pure dal Dr. O. Ripari e dalla Ditta Ermanno Kanzler di Roma benché non interpellate dall’O.N. D.
Poiché la lettera d’invito faceva obbligo alle Ditte di rimettere un apparecchio conforme a quelli cui essi intendevano riferirsi nell’offerta, pervennero all’Istituto Superiore P. T. T. incaricato dell'esame, una serie di apparecchi tra cui il nostro Lorenz N.51.
L’esame compiuto sugli apparecchi consistette nella verifica delle caratteristiche elettriche e di quelle costruttive e di funzionamento, in rapporto anche al prezzo richiesto.
Non posso però tralasciare una serie di simpatiche curiosità che caratterizzarono l’evento: La Società Perego pur avendo presentato un’offerta non inviò in esame il campione degli apparecchi che essa intendeva offrire. La Ditta Salvadori presentò all’Istituto un apparecchio di costruzione americana «Atwater Kent»; l'esame però di tale apparecchio dovette essere limitato solo a qualche ora di prova di audizione, dato che il Salvadori dichiarò di doverlo ritirare, non essendogli possibile di privarsi dell’unico esemplare da lui posseduto. L’apparecchio Radialba R-51 non fu ritenuto idoneo per guasto all’interno che ne impedì il funzionamento. Il Marconifono V-2 con due valvole fu scartato perchè di regolaggio alquanto complicato in rapporto ai risultati che fu possibile ottenere ed inoltre perchè costruttivamente “lasciava alquanto a desiderare”.
Ecco come giudicò il nostro apparecchio la Commissione: «Circuito: Il circuito, a reazione, comprende quattro valvole di cui la prima amplificatrice ad A.F., la seconda rettificatrice e le ultime due amplificatrici a B.F. La Ditta non ha fatto pervenire lo schema. Inoltre l'apparecchio è giunto all’Istituto sprovvisto delle valvole. Particolari costruttivi: Si è potuto rilevare che l’apparecchio non differisce molto dal campione inviato all’Istituto per l’approvazione alla fabbricazione nel dicembre 1924. Esso risulta costruito soddisfacentemente. L’apparecchio è stato messo in prova utilizzando valvole del tipo Philips. Per il suo regolaggio è sufficiente la manovra del condensatore di sintonia C e dei commutatori K e K con i quali ultimi si variano rispettivamente le induttanze di aereo e di sintonia. Il prezzo di vendita per quantitativi di 200 esemplari sarebbe di L. 1100 senza le valvole e quindi completo di queste ultime, si può ritenere di circa L. 1220. Funzionamento.  Nelle prove di funzionamento eseguite: nel periodo dal 21 giugno a tutto luglio 1926 non si è riusciti a ricevere altra stazione durante la trasmissione di Roma. Questa si riceve molto intensa e chiara quando i dischi regolabili stanno nelle seguenti posizioni: K1 2; C1 30°; K2 II; C2 20°.
Nonostante ciò, i funzionari incaricati G. Bleiner, T. Gorio e il Direttore dell’Istituto Superiore Di Pirro, tralasciando le motivazioni che indussero i Funzionari a prediligere il SITI R2, bocciarono letteralmente il nostro N.51 che, oltre a non avere tutte le caratteristiche richieste, era, di fatto, un apparecchio già obsoleto nel 1927, come ebbero ad osservare gli stessi membri della Commissione.
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